I-mostra


Fotogrammi Musicali:
 

Un'assaggio di immagini... e qualche impressione!


 

Colori spettacolari
Inquieti movimenti

Ritmidell'anima

Sentire... for Emergency

Il profumo della libertà

La comunità fa memoria

Woman Convention


Alcune recensioni relative a questo lavoro...

- Di Sergio Beccaria (Dicembre 2003)
- Di Floriana Maffes (Agosto 2004)

 

 

 

 

“fotogrammi musicali” di Sergio Beccaria dicembre 2003

L’attesa
I musicisti accordano gli strumenti nel silenzio nervoso che precede il concerto.
Siedono gli uni accanto agli altri e la tensione si avverte negli sguardi, nell’espressione concentrata dei volti.
Gli occhi sembrano cercare qualcosa oltre lo spartito; le mani impugnano saldamente gli strumenti, le dita stringono gli archetti. Tutto appare sospeso, congelato nell’animo senza fine che preannuncia l’ingresso del direttore.


Il movimento
Improvvisamente la tensione si scioglie e la musica dilaga liberatoria. L’orchestra inonda l’aria di un tripudio di note. Tutti si muovono in perfetta sintonia, quasi fossero un’unica persona. Le singole individualità si fondono armoniosamente dando vita qualcosa di più vasto. Non ci sono più i singoli con i loro strumenti, adesso c’è l’orchestra: una meravigliosa entità autonoma, fatta fi suoni e movimento.
E tutto intorno soltanto musica.

Le immagini
Come in una sequenza cinematografica passiamo in rassegna i singoli musicisti, fotografati pochi minuti prima del concerto.
marzia li ritrae immobili e assorti. Alcuni intensi primi piani ci mostrano la loro tensione, la loro concentrazione.
L’istante congelato in cui il primo violino posa l’archetto per scoccare la prima nota è il momento del passaggio. Il concerto comincia, le note si diffondono nell’aria e le immagini si fanno sempre più mosse: la macchina fotografica insegue il ritmo della musica in un crescendo vibrante. Contemporaneamente i volti si sfocano, si confondono o scompaiono fuori campo: i musicisti perdono i loro contorni ben definiti e si trasformano in suono e movimento. Di immobile restano solo gli spartiti.

Bisogna attendere la fine del concerto perchè tutto riprenda la sua forma originaria e si possa ammirare un ultimo, formidabile primo piano: quello del direttore d’orchestra, soddisfatto.

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Dello, 30 agosto 2004           FLORIANA MAFFES

Era da pochi giorni caduta la neve, l’ultima prima che arrivasse la primavera, quando incontrai, nella casa-studio di Botticino, marziabonera.
Ora, se richiamo alla memoria quella serata, riaffiorano quegli spazi raccolti, intorno alla persona, il soffitto a spiovente, non molto alto dello studiolo; eravamo in tre e non era possibile starci se non in due. Avevamo invaso il mondo privato di marzia, il luogo dove amava rinchiudersi nelle ore tarde, per respirare forte, per ascoltare il cuore battere a grandi tonfi, per intraprendere viaggi introspettivi nel mistero della natura e dell’uomo. Quelle pareti, tappezzate da una sequenza di opere, parlavano di lei, dei suoi colori, della sua energia, della sua voce, del suo modo di muoversi; in qualche modo conservavano la sua impronta.
Rammento che quella stanza mi ricordò per analogia i “camerini” dove Isabella d’Este si ritirava per capire, soffrire, gioire.
In quella manciata di ore vincemmo il tempo riuscendo a dialogare, in una sorta di posto ideale, di cose non banali attraverso pensieri dilatati in insperate lievità.
Lì, tra la produzione di immagini di forme naturali su tela emulsionata, marzia proiettava la sua aurea di energia e la sua carica di spiritualità. Attingeva linfa da una dimensione interiore intima e leggera dove ancora tutto era limpido e trasparente. Aveva progetti ambiziosi che inseguiva attraverso la manipolazione artistica ma, prima ancora con impulsi che arrivavano direttamente dal cuore.
L’eterea raffinatezza dei riporti e stampe su tela, sulla quale interveniva con slancio per affidare all’immagine intense e volute vibrazioni, era lo specchio delle sue meditazioni, delle sue riflessioni, delle sue speranze.
Erano giorni in cui sondava gli stati d’animo più profondi dell’essere umano: la ricerca intensa era condotta sul fino di un’urgenza personale.
La sua pittura, volutamente pulita, rispecchiava l’esigenza di chiarezza, prima di tutto interiore. Dipingeva, ritoccava immagini selezionate, evocava sensazioni inattese, sussurri dell’immenso. Metteva in discussione i confini che separano l’arte dalla vita scrivendo “…man mano che i miei lavori progrediscono mi trovo di fronte a scelte continue fra persone, fatti e cose..”
Oggi come ieri la certezza, che qualcosa di grande e luminoso si nasconde nella piattezza della vita di tutti i giorni, muove il fare artistico di marzia che affida all’immagine fotografica i sentimenti assoluti, le forze pure-
L’artista sa scegliere, tra il vero, ciò che può diventare poetico.
Il suo personalissimo discorso, che coniuga rivoluzione e discrezione, è condotto con quell’inconfondibile tocco di delicatezza capace di fissare l’istante senza per questo congelarlo in un’immota assenza di vita.
Ed è la luce, materia prima per eccellenza dell’arte fotografica, che s’incarica di conferire un dinamismo intio più suggestivo che mostrato.
La meraviglia dell’artista, di fronte al palpito universale che si cela dietro un volto od un gesto, si espande e vibra, oltre il supporto, come un chiarore evanescente e inafferrabile che carica le immagini di intensità emotive.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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