I-mostra


di ANGELO VARZI

 

 

1991 -

di HANCEL D’AMBROSIO  

di ENZO BRUNO  

di ANGELO VARZI  

di SUSANNA BUSNELLI  

di FLORIANA MAFFEIS  

di marziabonera  

1989 - Bologna 04 luglio
di ANGELO VARZI


L’arte di marziabonera è una strana arte.
Strana perché la sua capacità inventiva appare pressoché illimitata e priva di inibizioni; strana per il modo graffiante che essa dimostra nell’agganciare la propria platea, strana ancora, per la tecnica di cui si avvale, secondo canoni del tutto inusuali.
Il mondo che l’artista propone è così esasperatamente fantastico da apparire, in un gioco raffinato di contraddizioni, più reale del reale.
La natura frugata impietosamente finisce per abbandonarsi, soggiacendo ormai compiacente, ad ogni manovra, ad ogni scomposi<ione, quasi fosse in preda ad un irrefrenabile bisogno di minuta introspezione.
Il tempo, i valori, lo spazio, la forma, la gerarchia, … tutto viene messo in discussione, non per vana smania di autodistruzione bensì per il bisogno di ricreare, in un cosmogonico atto di superbia, un mondo meno imperfetto.
C’è forse nel suo lavoro la voglia (o meglio il bisogno) di dare nel contempo risposta ad un vecchio interrogativo:
… chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo?
In questa opera inesausta l’artista rivela a pieno quella sua irrefrenabile ecletticità situazionale che riesce a scuotere anche gli animi più inerti.
Un bombardamento di immagini tanto inusuali dapprima incuriosisce, ma immediatamente dopo, tale sensazione lascia il posto ad una variegata messe di sentimenti che dal sociale (nella sua vasta accezione) prende le mosse.
Anche gli elementi dell’infinitamente piccolo divengono pretesto per richiamare i conflitti e le ansie dell’umano operare.
L’uomo è allo stesso tempo grande assente e protagonista dell’opera di marziabonera.
Il suo divenire artistico si manifesta pertanto in un perfetto equilibrio tra la visione plastica (in senso lato) e l’impegno sociale, avendo, comunque, ben chiara l’esigenza di non sacrificare il primo al secondo, grazie anche ad una studiata ermeticità di racconto che prospetta una dimensione del sentimento nettamente lirica,
La tecnica improntata ad una grande libertà, fa largo uso di riporti e stampe su tela, sulle quali l’artista interviene per carcare, abilmente, l’immagine delle implicazioni volute.
Su questo piano, ne è conseguentemente risultato un “prodotto
finito” molto vario e compositivamente poliedrico che spazia da momenti di un naturalismo astratto pressoché portato a sublimazione, sino a schemi di un geometrismo organico o ancora a situazioni che mutano i due momenti.
Il racconto del mondo di marziabonera finisce qui, ma quel mondo, ora lo abbiamo capito, è di tutti … è il mondo di Alice, un mondo che non ha mai fine.

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1991 - Bologna 13 Marzo 
di HANCEL D’AMBROSIO

marziabonera, giovane artista del bresciano, ama dipingere. E la pittura diventa luogo di indagine e di incanto: “…dentro di noi esiste la voglia di parlarsi senza ipocrisia, in sincerità, rispettando il silenzio insondabile della sofferenza; quella sofferenza che non fa rumore…” L’artista definisce così il proprio campo perlustrativi. Ama la semplicità, l’idea scevra da ogni piccola contrarietà. Ma esiste di fondo, la consapevolezza di dover incontrare il frammento che ostacola, che frena l’entusiasmo. La voglia di chiarire, chiarendosi, diventa necessità.
E i suoi lavori occupano un posto importante nella logica del cammino verso le migliori aspettative dell’uomo sconfinando nei territori delle oggettivazioni interpersonali e sociali.
Una pittura pulita, non opulenta, equilibrata, non aggressiva che si avvale del concetto “fotografico” di elaborazione dei dati.
Ma tale indiscussa passione per la chiarezza dell’immagine, o per la scientificità dei mezzi espressivi, non deve trarre in inganno. Non esiste freddezza o distacco totale nei confronti del percepito, è la giusta compensazione tra mente e cuore, tra razionalità e passione: “…portando nel cuore e nella mente la nostra parte migliore”.
E’ il desiderio che diventa certezza. L’augurio della riscoperta del nostro essere, del luogo possibile e reale.
“E noi corriamo per ritrovarlo. Cercarci un sostegno. Quando nient’altro è in grado di aiutarci o sedurci”. Un luogo che non è negato ma che è ben visibile, dentro o e fuori di noi.
Non è un caso che il geometrismo delle figure proposte dalla bonera, elette a sorreggere non solo l’idea degli armonici incastri o “di piccole realtà incastrate”, ma anche l’azione meditativa che ne consegue, venga affiancato dalle possibilità cromatiche di una timbrica misurata e “atipica”.
Il realizzato/realizzabile è già presente: spetta solo a noi afferrarlo.


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1991 - Brescia Maggio-giugno
di ENZO BRUNO
Rivista Interferenze – Nuovi Sentieri
MOMENTI E MITI


Raccontare l’artista è sempre un’emozione, in modo particolare quando si tratta di una giovane, che può significare ripensamenti e mutazioni.
Così è avvenuto per marziabonera che ci ha impressionato già dalle prime opere, dal 1972 al 1985: momenti di carezze lunghe, dove il colore spazia e dà corpo alle figure, ai paesaggi, alle mature morte. I miti e la memoria hanno lasciato sulle tele una trepidazione salda, di una pittrice che non vuole essere confusa, che sa cogliere i momenti e tradurli con freschezza ai nostri occhi.
A partire al 1975, il sogno dell’artista si fa luce e immediatezza, così nasce lo spazio, il limite, la coscienza di una cromatura che non ha più bisogno di clamori per essere letta. Nascono le Nuove proposte: Linee coeerenti (1988); Lontano dalla quotidianità (1989); Una vita di intera coerenza (1989).
“Dentro di noi esiste la voglia di parlarsi senza ipocrisia, in sincerità, rispettando il silenzio insondabile della sofferenza; quella sofferenza che non fa rumore…”; maturano in queste considerazioni gli accadimenti e i dati dell0artista che traducendo emozioni approda ad “ACQUA DI ROCCIA” (personale del 1991 nella ex chiesetta di S. Zenone a Brescia, che abbiamo avuto la fortuna di visitare).
L’oggetto di queste tele, rinfrancate dall’urgenza di crescere, trova nello spazio geometrico il messaggio significante per credere e far credere nella Vita e nell’Uomo.
In “MITI ESPLOSIONI”, tradotti in Mostre personali in contemporanea (Bologna – Artespaziodieci) l’artista accentua il segno e lo spazio ne fa spazio – luce, spirito e materia, partenze affannose verso un perché in attesa di una risposta.
Ma l’eco si ripete, affranca e stupisce, non cade in trappola, perchè l’urgenza ha lasciato posto alla chiarezza, e in questi momenti, i miti divengono cuore e anima insieme, si fanno storia, cronaca del quotidiano, del nostro vivere.

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1991 Bologna dicembre
di ANGELO VARZI

Sono passati due anni dal mio primo incontro con quella che avevo definito la strana arte di marziabonera.
Per tutto questo tempo mi sono portato dietro il dubbio di ritrovarmi un giorno alle prese con un lavoro che non meritasse più tale appellativo, che cioè non fosse più gestito secondo canoni e tecniche così inusuali.
Soprattutto esisteva il rischio che si potesse progressivamente affievolire quella sua graffiante capacità di realizzare la realtà nel fantastico che mi aveva evocato in lei il mondo di Alice.
Niente di tutto questo è avvenuto.
Il suo agire tecnico si + decantato di certe pur marginali indulgenze ad una eccessiva esasperazione del contrasto; l suo disegno mentale si è evoluto e la sua forte spinta innovativa ha trovato manifestazione in una più accentuata dilatazione del suo orizzonte visivo.
Questo iter si è però svolto senza che i mutamenti lentamente susseguitisi abbiano minimamente potuto nuocere a quel gioco di contraddizione del reale partorito dal fantastico, che reggendosi su equilibri delicatissimi non consente né debolezze né distrazioni.
Bisogna proprio pensare che questa maniera di procedere scaturisca comunque da una esigenza istintiva ed ingovernabile.
“…il mio modo di dipingere mi mostrava ogni volta qualcosa che non sapevo ancora ma che intuivo non appena riuscivo a fondere la consapevolezza con l’inconscio, allora la mia partecipazione diveniva una realtà…”
Risulta, d’altro canto, immediatamente chiaro che questa difficile dualità dell’opera dell’artista vuole in realtà sottendere il rapporto armonico/conflittuale tra Uomo e Natura.
Oggi marziabonera guarda avanti, verso un orizzonte lontano, di cui intravede i primi, indistinti contorni.
Ha un progetto ambizioso, quello di arrivare a focalizzare i sentimenti assoluti, le forze pure, le energie spirituali, per ricondurle a mò di stesura nella sua opera ed esporle, icone del linguaggio di oggi.
Io ritengo, comunque, che un’artista che lascia tanto spazio alle frequenze e agli impulsi che vengono direttamente dal cuore abbia, anche nell’esplorazione di una dimensione così profondamente spirituale, le doti ed il temperamento per riuscire a pieno.

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1991 Milano ottobre 1991
di SUSANNA BUSNELLI

Lo stato naturale. Parola lontana, dal significato ancestrale, il miraggio contemporaneo che prende forma ed energia nell’opera di marziabonera, pittrice oggi sicura nelle sue composizioni astratte e nel messaggio che da esse trascende.
L’artista si è lasciata alle spalle il tradizionale percorso accademico di formazione per approdare negli ultimi anni ad un geometrismo di figure composte che ha in sé l’armonia e la naturalità di un mondo riscoperto e ritrovato: quello del nostro più naturale modo d’essere, quel primitismo più spontaneo ed intimo tanto anelato e tanto inseguito dalla nostra società del consumo e del falso benessere.
Quello dell’artista è un modo di parlarsi e di interagire con il suo pubblico senza ipocrisie e compromessi; l’arte segue così un cammino di ricerca espressiva intimistica, soffermandosi a meditare e analizzare una realtà, quella di oggi, contraffatta, in opposizione ad uno status antico che si è fatto utopia. La chiarezza contenutistica di marziabonera sorprende ed affascina e nello stesso tempo ci avvicina all’artista perché, in fondo, le sue meditazioni, le sue riflessioni e, in ultima istanza le sue speranze sono anche le nostre, in un aggrapparci alla semplicità e spontaneità delle cose.
Quanto più il suo mondo artistico sembra freddo e distaccato, tanto più ci entusiasma e ci coinvolge in maniera diretta, ma senza farci violenza. “arte e natura procedono allo stesso modo, perchè in ambedue è nascosto un atto creativo”; sono parole di Tommaso D’Aquino che la mostra artista ha fatto sue con lucida coscienza e sincera passione e che oggi ha materializzato in lavori ben strutturati e pensati.
La pittura di marziabonera vuole essere una ricerca continua di ciò che è più intimo, di una dimensione nuova che svela ogni volta un particolare acceso, un’intuizione folgorante portando alla coscienza l’inconscio naturale. E l’armonia della natura si specchia meravigliosamente nelle costruzioni fantastiche dell’artista, nei suoi giochi geometrici, nelle sue forme astratte, nelle sue poliedriche immagini realizzate con      quel misurato equilibrio che è sinonimo di maturità e padronanza del mezzo espressivo.
Mei lavori dell’artista c’è tutto il desiderio, vivo e passionale, di entrare in sintonia con l’universo cosmico, di ritrovare l’ordine naturale delle cose sconvolto dal kaos contemporaneo. E’ un’energia spirituale quella che lega tra di loro le opere della giovane pittrice bresciana, ma anche un’energia fisica che fa vivere forme solide apparentemente immobili e rigide. Del resto il rischio di un determinato tipo di pittura è quello di togliere calore e vita alle immagini, ma marziabonera è riuscita con la profondità del pensiero e del sentimento a superrare l’ostacolo fidando più nel cuore che nella mente.
Dal punta di vista tecnico, l’artista bonera ha oggi dimostrato di non essere legata ad alcun preconcetto di esecuzione, riuscendo a risolvere le difficoltà man mano che le si presentavano.
Dalle tecniche più tradizionali si è più volte distaccata, diretta a sperimentarsi con curiosità ed impegno in altri campi espressivi.
La sua è una pittura volutamente pulita che rispecchia l’esigenza di chiarezza contenutistica propria dell’artista e l’elemento cromatico, ugualmente equilibrato, basto prevalentemente sulle tonalità degli ocra, dei grigi e del beige, appare come sostanza atta a far emergere significativamente le figure geometriche che ne sono avvolte.
Figure, bisogna aggiungere, distribuite con misura in uno spazio che non è chiassoso ed in cui la luce sembra quasi ammorbidire le linee, necessariamente rigide per la natura delle forme.
Se l’uomo è il grande assente nella pittura dell’artista, lo è solo apparentemente, perchè in tutte le tele si snoda un viaggio introspettivo in quello che è l’essere umano e la sua naturalità.
Anche la sua ultima produzione ripropone al pubblico, con forza ed energia, questo tema: si tratta di una serie di forme naturali su tela emulsionata su cui l’artista è intervenuta con inserimenti di pittura che richiamano le sue tematiche geometriche, con un cromatismo questa volta più forte, fino a coprire l’intera scala cromatica abbinata ai vari livelli dei chakra, cordoni ombelicali tra il nostro corpo e il grande cosmo.
E’ la storia dell’Uomo che ci racconta marziabonera, un viaggio nell’infinito, nel mistero della natura e della specie umana, verso la riconquista del contatto con la terra, con uno spazio più vero, con la nostra prima pelle e 1-5-9, l’installazione presentata, sembra riassumerne il senso: l’inizio, l’evoluzione, la perfezione.

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1992 Dello gennaio
di FLORIANA MAFFEIS

Anche i dettagli del reale respirano nelle opera di marziabonera.
Attraverso fluide energie si muove un’attenta ricerca lucidamente intensa ad ipnotizzare, definire, affinare fino ad assegnarle il valore di messaggio che dal privato si apre a significati più ampi.
Le forme interiori, gli stati d’animo più profondi emergono alla realtà sotto l’incombenza di sottili dissonanze che nel lieve evolversi del tempo lasciano spazio all’insorgenza di fiducia, possibilità, a futuri carichi di energia, pensiero puro.
Partecipando all’avventura dell’arte dell’ultimo decennio di un novecento che tenta di rileggere la propria vicenda, l’artista affida al colore ed a schemi geometricamente pensati il compito di esplorare l’invisibile.
Ogni forma, ogni frammento è un contenuto-forza cioè una capacità di agire derivante da uno stimolo psicologico.
Il triangolo, la piramide, suscitano eventi spirituali tendenti verso l’alto, dove energie cosmiche convogliano in eteree esplosioni di armonia.
Il colore e la forma interagendo attraverso la luce danno vita a miriadi di varianti… ed è allora che la forma è significante non solo perché ha … ma alla stessa stregua della comunicazione riesce a scuoterti nel profondo facendo riaffiorare frammenti corrispondenti al desiderio di cose buone e perdute che sono ancora lì e aspettano di essere amate.
La materia di fondo, trattata con abili interventi tecnici, passa da piccole stratificazioni impresse da leggere trame di segni, a luminosità pittoriche che progressivamente si dilatano in un evanescente fluire.
E’ in questa fase della ricerca che marzia, mentre cerca con ogni sforzo di comprendere … incontra “l’occhio” del mezzo fotografico che la coinvolge attraverso echi, richiami, suggestioni.
I processi fotografici su cui interviene per rendere con maggiore evidenza sottili pregnanze, attimi di luce, impercettibili armonie, evocano sensazioni inattese, sussurri dell’universo.
Attraverso l’ingrandimento dell’immagine riesce a privilegiare soffi di impercettibili emozioni ai quali affida la parte più vera della sua poetica.
Di pari passo sono avvertibili attraverso sensazioni impalpabili, sollecitazioni verso fragili sviluppi ancora sconosciuti dove in sottili espansioni del tempo dimorano le istanze più profonde.
Ed è in quell’angolo dell’animo umano non ancora contaminato, dove ancora tutto è pulito e trasparente che marzia sta attingendo linfa per il suo “non facile” percorso.
La filosofia che ne scaturisce ribalta il limite della densa e passiva routine quotidiana sondando e penetrando nei meandri meno conosciuti della dimensione umana.
In questo contesto si collocano le ultime opere di marzia che, come tessuti vivi attendono vibranti …  fruitori, ai quali donare energie sensibili, riprese nel ritmato fluttuare dell’esistenza.

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1991 Brescia Settembre
di marziabonera

Stanca di voler arrivare in cima ai monti per intonare canti di vittoria che non portavano gioia nel mio cuore, ho sentito l’impulso di riprendere i colori ed iniziare la ricerca del ...”non ancora”.
Mi sono ritrovata in questo modo a far affiorare ciò che di più profondo nascondevo.
… tutto ciò che sembrava casuale e senza alcun legame con il mio pensiero diveniva con i colori la mia dimensione creativa.
Il mio modo di dipingere mi mostrava ogni volta qualcosa che non sapevo ancora ma che intuivo non appenda riuscivo a fondere la consapevolezza con l’inconscio, allora la mia partecipazione diveniva una realtà.
…come se la roccia si trasformasse in acqua… quell’acqua che nasce pura e che porta con sé tutte le informazioni cosmiche racchiuse sotto forma di vibrazioni, di risonanze, di suoni, di spirali di luce e di colori.
Man mano che i miei lavori progredivano mi trovavo di fronte a scelte continue fra persone, fatti e cose.
E la meta?
Sembra tuttora così lontana!.
Ma le strade sono già state tracciate: sono gli insegnamenti che ci vengono da coloro che hanno vissuto prima di noi in armonia con le leggi della natura obbedendo alla voce della propria coscienza.
Non a caso l’uomo porta in sé la forma geometrica della piramide in cui l’energia discesa dal cosmo si fonde con quella che sale dalla terra.
In questo momento per l’uomo diventa indispensabile essere in sintonia con l’Universo per non inibire l’ordine e l’armonia della spirale cosmica.
…diventa indispensabile coordinare i livelli dei chakra, cordoni ombelicali tra il nostro corpo ed il grande cosmo.
“…Arte e natura procedono allo stesso modo, perché in ambedue è nascosto un atto creativo…” (TOMMASO D’AQUINO, Summa Thed. I, q.45 a 8).
Quando l’uomo scopre il raggio di luce dentro il suo esistere diviene in grado di ripristinare l’ordine là doveva crato il disordine.
“… se noi potessimo prendere coscienza degli errori commessi e correggerli con mezzi spirituali e mentali, non vi sarebbe più bisogno della sofferenza…” (E. BACH).
Gli apostoli di Cristo hanno sperimentato in cuor loro la luce interiore come liberazione dalla non Conoscenza e dalla sofferenza ed hanno capito per mezzo di Gesù: “Io e il Padre siamo uno!” (Giovanni 10,30).
Il traguardo di questa vai è ancora così lontana poiché fidiamo più nella nostra mente che nel nostro cuore.
La nostra progressione viene spesso ostacolata dai nostri difetti: se fossimo in grado di ricercarli per primi dentro di noi potremmo eliminarli opponendo loro le nostre virtù contrarie.
Così il mio modo di vivere l’arte diviene un motivo di dignità e cerco di crearmi condizioni di trasmutazione di energie gravitazionali in energie spirituali…
… come l’acqua diviene una forza magnetica in cui ogni intima particella ritrova le informazioni d’origine ed assorbe quelle particolari vibrazioni di raggi di luce.
E benché ciascun raggio possa apparirci separato e distinto, esso in realtà è parte della luce centrale.
Noi, nella Volontà di questa luce, abbiamo un percorso per ascendere le vie del cielo e, quando ne saremo consapevoli, unioni di frequenze elevatissime aiuteranno ed agevoleranno la nostra lievitazione.
Dentro di noi il messaggio di tali frequenza
.

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